VIA CECCO ANGIOLIERI – da Piazza Tolomei a Via di S. Vigilio

L’attuale VIA CECCO ANGIOLIERI, che unisce Piazza Tolomei alla Via di S. Vigilio, in origine trasse il proprio nome dalla chiesa di S. Cristoforo. In un documento del 1142 è chiamata Ruga Sancti Christophori [Cartulario della Berardenga, n.clxix]. Ruga era un termine assai in uso nella toponomastica medioevale e indicava una strada urbana fiancheggiata da case e palazzi con fondachi e botteghe.
Secondo la ripartizione amministrativa medioevale, le abitazioni del lato sinistro della Via di S. Cristoforo fino al Vicolo al Vento erano considerate appartenenti al Terzo di Camollia; quelle della parte opposta e sul restante tratto di strada fino alla discesa di S. Vigilio erano del Terzo di S. Martino. Al principio della strada, anticamente, c’era il cimitero di S. Cristoforo, che si estendeva dietro alla chiesa dallo spedaletto per i pellegrini sino alla strada. Il Chierici afferma che nel 1847, durante gli scavi effettuati per la costruzione delle fognature dell’allora Via del Re, in questo punto vennero alla luce molte ossa umane.
Nella prima metà del secolo XIII parte del terreno del cimitero di S. Cristoforo venne acquisito dai Rinuccini, i quali di là dalla via eressero la loro bella casa-torre ogivale tutta in pietra (che oggi ospita l’Albergo “La Toscana”, n.c. 12) e svilupparono sul retro di essa un castellare, occupando buona parte di Via Calzoleria.
Quasi di fronte a quello dei Rinuccini, di là dal Vicolo al Vento, nel 1234 costruì il proprio palazzo un avo del poeta Cecco Angiolieri: Angelerio Solafico. Costui fu un banchiere, o meglio, un campsor domini Papae, vale a dire un cambiavalute delle decime ecclesiastiche che riscuoteva per conto della Curia Papale durante il pontificato di Gregorio IX.
L’ambizioso e ricco avo di Cecco volle far sapere ai posteri il suo importante incarico, facendo incidere la sua qualifica su una lapide, che è ancora murata nella facciata al di sopra del portone del palazzo (n.c. 5).
Prima della compilazione dello “Stradario” del Mazzi, Via di S. Cristoforo era detta Via degli Alberghi del Re per esservi stati, in passato, alcuni ostelli così denominati. Per oltre seicento anni, nella piazzetta di Calzoleria, è esistito un albergo chiamato “Tre Re”, che aveva le camere affacciate anche su Via Angiolieri.
Nel 1871 l’appellativo della strada venne semplificato nel più generico Via del Re (senza specifica allusione ad alcun sovrano).
Tale denominazione fu mantenuta anche dopo il rinnovo toponomastico urbano operato nel 1931 dal Bargagli Petrucci; ma al tempo della Repubblica Sociale l’intitolazione fu mutata in Via della Repubblica. Per un brevissimo periodo fu tentata persino l’imposizione del toponimo Via del Duce; però nel 1945 la strada tornò ad essere Via della Repubblica.
Infine, in occasione del VII Centenario della nascita di Cecco Angiolieri, fu provveduto al cambiamento dell’antica denominazione e, assai opportunamente, Via del Re fu dedicata al famoso poeta medioevale senese.
Cecco Angiolieri nacque nell’anno 1258 da Angioliero e da Lisa Salimbeni. La sua biografia non è certamente esemplare (Cecco fu anche processato e multato per diserzione e rissa), ma neppure fosca e dissoluta come il suo “Canzoniere” lascerebbe credere. Nell’opera, che comprende ben 138 sonetti, Cecco sviluppò i temi dell’amore sensuale e della vita godereccia, dell’odio verso i genitori e del rifiuto della miseria: temi opposti alla concezione astratta ed aristocratica dello Stilnovismo, che fecero dell’Angiolieri, definito poeta beffardo e maledetto, il più celebre esponente della corrente popolareggiante e realista.
Il contributo dell’Angiolieri servì all’affermazione della moderna lingua italiana ed è da considerare, perciò, di primaria importanza. Il poeta morì a Roma nel 1320.
La Via Cecco Angiolieri, dopo il Vicolo al Vento, prosegue in lieve pendenza e piega a forma di esse fino alla chiesa di S. Vigilio. Sulla sinistra alti fabbricati, come quello segnato dagli stemmi di papa Pio II e dei Tolomei (n.c. 37), ricordano antiche proprietà. Segue la casa-torre degli Ugurgieri, con la parte basamentale in pietra e con la parte superiore in laterizio, abbastanza compromessa dagli interventi dei secoli XVI e XVII. Ai piedi del palazzo si trova l’oratorio della Contrada Priora della Civetta, realizzato nel periodo 1933-45, ristrutturando un fondo che ospitava una falegnameria.



Ricerca e testo di Alberto Fiorini