BANCHI DI SOPRA – da Via Pianigiani a Via di Citta'.

BANCHI DI SOPRA (senza l’aggiunta del termine “via”) è la principale arteria cittadina, la Strada Maestra indicata dal bando sui confini del 1729. Per buona parte, questa importante strada appartiene alla Contrada Priora della Civetta. Dall’Arco de’ Rossi fino a quello dei Pontani la Contrada occupa soltanto la corsia di sinistra; ma il restante tratto fino alla Croce del Travaglio appartiene per intero alla Civetta.
Banchi di Sopra, chiamata dai Senesi comunemente il Corso, si distende da Piazza Salimbeni verso l’antico centro commerciale e politico della città. E quando la strada, curvando leggermente, si allarga, lascia intravedere al di sopra dei palazzi la parte terminale della Torre del Mangia, che si staglia sul fondo come una spada sguainata dal vecchio Comune sul Campo.
Si tratta di una denominazione antica, ripristinata nel 1931 in luogo di quella di Via Trieste, data al corso nel 1918 sull’onda dell’emozione causata dagli avvenimenti della “Grande Guerra”, quando venne modificata l’intitolazione risorgimentale di una parte di Via C. B. Cavour,che dal 1871 designava l’intera strada da Via Camollia sino alla Croce del Travaglio.
Anticamente il tratto da Via dei Montanini a Piazza Tolomei era chiamatoStrada di Pellicceria, mentre la denominazione di Banchi di Sopra era propria del tratto da Piazza Tolomei alla Croce del Travaglio, cioè della via dove nel Trecento le arti nobili avevano avuto i propri banchi di vendita.
Allora la strada dei Banchi cominciava da la piazza de’ Tolomei e veniva giù in fino a porta Solaia, che né in Vinegia, né in Firenze, né in nessun altra tera in questo paese c’era città che avesse una più bela via [Lisini-Iacometti].
Il primo segmento del Corso ebbe il nome di Strada di Pellicceria,perché era caratterizzato dalle botteghe e dai laboratori dei sartoripellicciai, cioè degli artigiani specializzati nella lavorazione delle pelli conciate per la confezione di indumenti di pelliccia, e dei cerbolattai ocerbolattari, cioè di coloro che lavoravano le pelli di cervo, di daino, di capra selvatica, di agnello, di cane o di altri animali minuti, ma già spelate e trattate.
Banchi di Sopra e le strade contigue, invece, vedevano l’attiva presenza di venditori di pannime, argentieri, calzolai, drappieri, speziali, armaioli...
Le loro botteghe erano ricche anche di mercanzie provenienti da paesi lontani. In prossimità della Croce del Travaglio c’erano soprattutto ibanchi dei cambiatori di denaro e degli affaristi di ogni genere, che in quest’area centrale avevano la sede più adatta per attività di prestito, di scambio, di mercatura.
A Siena le strade dove i mercanti ed i cambiavalute solevano tenerebanco furono soprattutto due. La prima, detta di Sopra, muoveva da Piazza S. Cristoforo e giungeva dinanzi al Tribunale della Mercanzia; qui piegava decisamente sulla sinistra per aggirare i palazzi affacciati sul Campo e prendeva il nome di Banchi di Sotto, poiché questo secondo tratto era situato ad un livello inferiore rispetto alla strada precedente.
Quanto alla parola banco, che è un termine di origine germanica (in tedesco: bank), essa nel medioevo indicava non solo il sedile o il tavolo dei giudici, dei notai e dei banchieri, ma anche il luogo nel quale questi professionisti esercitavano la loro attività (da cui il termine banca).
Solitamente il banco dell’antichità classica e medioevale (detto anchescamnum) era formato da una tavola più o meno lunga, fissata su due piedi o su due montanti laterali.
Talvolta, per risparmio di spazio, il banco in forma di sedile era combinato con il cofano, originando la cassapanca, oppure l’arcibanco; entrambi erano comodi ripostigli per vestiario, libri, oggetti preziosi, denaro, mercanzie...
Nel medioevo, prima ancora che fossero state ampliate le mura urbane fino a Camollia, presso la Via di Pellicceria e dei Banchi di Sopra, o nelle zone adiacenti, potenti famiglie di illustre e nobile discendenza (nel territorio della Civetta: i Rossi, i Palmieri, i Tolomei, i Rinuccini, i Mignanelli, i Maconi...), abbandonata la campagna per divenire membri diconsorterie mercantili, avevano eretto i loro casamenti con alte torri, logge e castellari.
Alcuni dei fabbricati più antichi conservano vestigia gotiche nelle linee architettoniche della facciata e nelle finestre ad arco acuto tamponate. Talvolta negli atrii o nei cortili interni, che furono castellari, si aprono fondachi con pozzi di butto e bottini umidi e misteriosi...
Ma sono le case-torri, affiancate ai palazzi gentilizi, che, per quanto mozzate e sbassate fino all’altezza dei tetti, hanno ancora, più di ogni altro edificio, l’aspetto medioevale, con i paramenti esterni in bozze di pietra squadrata, spesso alternate al cotto nella parte superiore.
Purtroppo i palazzi, e soprattutto quelli che danno un carattere monumentale, al corso ed al centro cittadino furono quasi tutti ristrutturati in epoca granducale, perdendo così le loro caratteristiche originali.
Sulla sinistra della Strada di Pellicceria, oltre l’Arco dei Rossi, sviluppa la sua facciata cinquecentesca in arenaria, fiancheggiata da massicce case-torri di pietra probabilmente sbassate, il bel palazzo (nn. cc. 60-54) che fu dei Bichi Ruspoli e prima ancora dei Rossi.
L’edificio, fino a pochi anni fa sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, mostra sulla facciata tutta una serie di stemmi dell’antica famiglia, quella della quale avremo modo di parlare a proposito della Via dei Rossi, dove la signorile residenza ha il suo portone d’ingresso.
Nell’immediato dopoguerra del secolo scorso, l’atrio del palazzo Bichi Ruspoli ospitò la “Corte di Cecco”, un’organizzazione curata da Civettini, che precorse la costituzione dell’attuale Società “Cecco Angiolieri”.
Seguono al Palazzo Bichi Ruspoli una casa in pietra (nn. cc. 52-50), che, al di sopra della gran porta ogivale, reca uno stemma dei Piccolomini, ed un pregevole edificio in cotto, che è segnato dall’arme dei Del Testa-Piccolomini, ma che al n. c. 48 ha il portone di accesso al Palazzo Palmieri Nuti.
Sulla destra, il territorio della Civetta principia dall’Arco de’ Pontani, sovrastato dall’omonimo palazzo (nn. cc. 53-45), di epoca tardo trecentesca ma rifatto in epoca successiva, e la nobile costruzione in pietra a bugnato liscio, secondo lo stile del Rinascimento fiorentino, che il Pecci in un suo disegno indica come abitazione del signor Pietro Comberti (n. c. 43).
Più avanti c’è il Palazzo Tolomei, il più bello di tutti.
Di là dal Vicolo del Coltellinaio si trova il Palazzo Pavolini (ex Albergo “Aquila Nera , poi dal 1936 Cinema “Rex” e, fino a poco tempo fa, Cinema “Odeon”) e, oltre il Vicolo di Pier Pettinaio, il fabbricato che fu dei Mignanelli (n. c. 15), il quale però non ha più nulla dell’antico splendore. Nel Palazzo dei Mignanelli ebbe sede la Signoria della Repubblica prima della costruzione del Palazzo Pubblico.
Oltre il Palazzo dei Mignanelli, in corrispondenza dell’ultimo fabbricato di Banchi di Sopra, appartenuto ai Monaldi di Montepulciano c’erano gli c’erano gli ingressi del Tribunale dell’Arte della Lana, ancora oggi identificabili in due portali gotici recanti scudi con la pecorella affrontata da un leone, simbolo della corporazione.
Banchi di Sopra termina alla spianata del Travaglio, dinanzi alla Loggia della Mercanzia, definita dal Lusini vestibolo del bellissimo Campo.




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