VIA DI CALZOLERIA – da Piazza Tolomei a Banchi di Sotto

VIA DI CALZOLERIA è la via, che da Piazza Tolomei scende in Banchi di Sotto di fronte all’arcone del Vicolo dei Borsellai.

Il termine della scesa di Calzoleria è segnato dall’esile arco di controspinta fattovi costruire nel 1698 da don Antonio Perpignani, parroco della scomparsa chiesa di S. Pietro alle Scale in Banchi.

Nel disegno del Vanni la chiesetta, nota anche con il nome di S. Pietro Buio per la scarsa luminosità del suo interno, è riconoscibile in fondo a Calzoleria per il piccolo campanile a vela, che aveva due campane e un campanello. Era collocata lungo la Via Banchi di Sotto con la porta piccola in detta strada, situata in fianco di essa, e con altra porta maggiore in facciata, la quale dava in uno stretto chiassino coperto, chiamato Vicolo di S. Pietro Buio, che rientrava in Calzoleria girando dietro l’altro fianco dell’oratorio. Questa antichissima chiesa - come riporta una relazione compilata nel 1730 dal rettore don Ambrogio Perpignani per conto della Curia Arcivescovile - nei tempi del Gentilismo chiamavasi ‘l Tempio di Giove alle Tre Vie, adorandosi in esso il Simulacro di questa falsa Deità, e non vi entrava Lume, se non per alcune piccole aperture, dalle quali trasse il nome di Buio, conservato anche oggi fra il Vulgo.

La credenza che la chiesa di S. Pietro Buio fosse stata costruita sui resti di un tempio dedicato a Giove era alimentata dal fatto che il fabbricato rimaneva leggermente sopraelevato rispetto al piano stradale; infatti vi si entrava salendo alcuni gradini, che dettero origine alla sua denominazione ufficiale: S. Pietro alle Scale; l’aggiunta in Banchi, così come l’appellativo di S. Pietro Buio, servirono a distinguerla dall’omonima chiesa parrocchiale di S. Pietro alle Scale in Castelvecchio.

Nel medioevo S. Pietro in Banchi fu sede della Compagnia Militare che faceva per arme uno scudo azzurro con una scala e due chiavi pontificie incrociate. Ospitò anche l’Università degli Orefici e, dal 1692 al 1786, la Contrada della Civetta.

La chiesa fu chiusa al culto a seguito della ristrutturazione delle parrocchie senesi e il suo titolo fu trasferito all’oratorio di S. Giovanni Battista nella Piazzetta della Staffa (oggi intitolata a Virgilio Grassi). Pochi anni dopo lo stabile venne venduto per essere riadattato a civile abitazione, sfruttando anche lo spazio del suo portico; pertanto il Vicolo di S Pietro Buio fu eliminato e di esso rimase soltanto un breve diverticolo senza sfondo sul retro dell’immobile, dalla parte di Via Calzoleria[vedi Piazzetta Sabatino Mori].

Via di Calzoleria era la vecchia strada degli scarpai. Nella seconda metà del secolo XIV vi furono infatti trasferite le botteghe dei calzolai, già situate nel tratto di Via di Città, allora chiamato Galgaria (cfr.).

Nei secoli successivi però vi si insediarono soprattutto artigiani che lavoravano ferro ottone, piombo e stagno per fare paioli di diverse grandezze, calderoncelli, bragiali, scaldini, teglie, fornelli ed altri attrezzi da cucina. Tanto è vero che lo slargo di Via Calzoleria, originatosi probabilmente dal castellare dei Rinuccini, in passato fu popolarmente chiamato Piazza Padella.

Fino al secolo XVIII alcune botteghe di fabbri, di magnani e di calderai erano situate anche negli angusti fondachi sotto la chiesa di S. Pietro in Banchi.

Ciò spiega anche un altro nome andato perduto: quello del primo tratto del Vicolo di S. Pietro Buio, che si chiamava Via dei Calderai. Secondo la “Dimostrazione delle Arti e delle Botteghe” che erano in Siena alla data del 3 giugno 1776, nel chiassino di fianco alla chiesa c’era un magnano, cioè un artigiano che eseguiva minuti lavori in ferro, mentre nella vicina strada di Calzoleria e nel Vicolo del Viscione, oltre ad alcuni piccoli artigiani (tra cui quattro calzolai e quattro ciabattini), c’erano tre ramai che vendevano all’ingrosso e al minuto, un fabbricante di ferri da taglio, uno stagnaio che riparava caldaie, un altro magnano e un archibugiere.

Appartenevano tutti alla Maggiore Arte del Fuoco, che fino al 1777 possedette, da capo all’attuale Via dei Montanini, presso la chiesa di Sant’Andrea Apostolo, un oratorio con il nome di Santa Lucia de’ Fabbri. Il Chiassino di S. Pietro Buio, o de’ Calderai, ebbe anche l’appellativo di Vicolo del Pellegrino, sia perché in S. Pietro sostavano in preghiera i pellegrini diretti a Roma, che transitavano dalla scorciatoia di Via Calzoleria senza girare dalla Croce del Travaglio, sia perché viandanti e pellegrini potevano trovare nei paraggi ristoro e albergo per la notte. Modesti ostelli erano in Via del Re (Via Cecco Angiolieri), in Piazza Padella e in Via delle Donzelle; osterie e taverne erano nel Vicolo della Regina (Vicolo Rinuccini), in quello del Viscione e in Via delle Donzelle.

Ricerca e testo di Alberto Fiorini