VICOLO DEL CASTELLARE – da Via Cecco Angiolieri a Via di S. Vigilio

Di fronte a Via delle Donzelle un androne ad archivolto in salita immette in una suggestiva piazzetta triangolare, da cui si esce nuovamente per un altro passaggio a lungo fornice, che si apre in faccia alla chiesa di S. Vigilio.

E’ il VICOLO DEL CASTELLARE, così detto dal Castellare degli Ugurgieri, che è un po’ il cuore della Civetta, poiché qui la Contrada ha la sua sede, con la Sala delle Adunanze e delle Vittorie, la stalla, la sagrestia ed altre “stanze”.

I castellari a Siena in passato furono molti: si ricordano quelli dei Salimbeni, dei Malavolti, dei Rossi, dei Marescotti; ma oggi il Castellare per antonomasia è questa piazzetta caratterizzata dagli spazi verticali degli edifici e dal retro del duecentesco Palazzo Ugurgieri, riconoscibile per la parte inferiore in pietra e per quella superiore in laterizio, arricchita da grandi archi gotici a bifore.

Il Castellare degli Ugurgieri è l’unico rimasto a testimoniare l’originale forma di inurbamento dei feudatari senesi, allorché, abbandonata la campagna per la città, da signori di guerra si trasformarono in signori di commercio e di denaro riunendosi in potenti consorterie, formate da tutte le famiglie della casata. Duccio Balestracci definisce i castellari nidi di nobili e tale fu anche quello degli Ugurgieri, la cui famiglia proveniva dalla Val d’Arbia.

Fondatore della casata fu Winigisio, venuto in Italia nel 788 con Carlo Magno.

Gli Ugurgieri possedettero sia la Contea della Berardenga, che da essi prese tale appellativo, ricorrendo il nome di Berardo con grande frequenza nei primi conti, sia quella della Scialenga, il cui centro era Asciano.

Furono signori di Montaperti di Pancole e di altri centri della Val d’Arbia e conservarono per secoli un vastissimo feudo che dai monti del Chianti si spingeva fino all’Amiata e alla Maremma.

Per insegna ebbero uno stemma d’oro con tre leoni azzurri (i due del capo affrontati e sostenenti una ruota con otto raggi rossi, l’altro in punta), e il capo d’oro carico di un’aquila spiegata di nero, coronata del campo.

I conti della Berardenga vennero in Siena nel secolo XIII e la loro famiglia fu una delle prime tra quelle che si dissero Consolari, per merito di Ugo di Ruggieri, che divenne console nel 1183, quando gli Imperiali furono battuti al Rosaio. Alla Repubblica Senese seppero sempre dar forza con le loro armi e con il loro sangue, come Giovanni Ugurgieri, morto eroicamente a Montaperti, il cui valore e sacrificio sono ricordati in una lapide murata in un angolo del Castellare.

Girolamo Gigli ha scritto che gli Ugurgieri mantennero sempre lo splendore tratto dai loro maggiori col sangue e lo rendettero vie più chiaro colla magnificenza, e colle loro gloriose gesta, o sieno nel sago, o nella toga, maneggiando con destrezza e con valore gli affari, e politici, e militari, né pur mancando loro quel lustro, che deriva in una famiglia dalla santità, dalla dottrina, e dalle dignità sì sacre, sì profane.

Come si accenna nel documento del “Cartulario della Berardenga” precedentemente citato, nel 1142 gli Ugurgieri abitavano già in ruga Sancti Christophori, in fondo alla quale, pochi anni dopo, fecero erigere la chiesa di S. Vigilio. Nel 1212 alzarono la loro poderosa casa-fortezza nella parte superiore della valle del Campo, in un punto nodale del tessuto urbano nascente, fuori della cerchia più antica delle mura, ma in prossimità della Francigena, che dominavano anche da due torri.

Una torre vigilava l’androne per il quale si entrava nel castellare; l’altra, i cui resti si vedono ancora in un cortile interno del gruppo di case tra Via delle Donzelle e la piaggia di S. Vigilio, costituiva una specie di sentinella avanzata verso il Campo, giacché gli Ugurgieri possedevano in quella direzione fondachi. Apparteneva ad essi la maggior parte del terreno che si estendeva verso la valle del Montone, fino al luogo che fu occupato dal cosiddetto Mercato Vecchio. Le altre case del Castellare, quelle nei cui fondi è stato ricavato il museo della Civetta, hanno poi ospitato i magazzini e le stalle della consorteria; ma in origine, quando la nobiltà si misurava dal numero e dall’altezza delle torri e dal possedere una loggia, forse, qui, rivolto verso S. Vigilio, era il porticato d’ingresso al maniero degli Ugurgieri.

I fabbricati lungo Via Sallustio Bandini sono di epoca più tarda rispetto al palazzo e risultano addossati alla cinta murata che fu fatta salire da Follonica dietro alle chiese di S. Vigilio e di S. Cristoforo. Probabilmente una parte di questa cinta sfruttò le mura stesse del Castellare, tanto che gli Ugurgieri ebbero l’uso privato della porta di S. Vigilio, della quale la consorteria poté servirsi come via di scampo verso la campagna in caso di turbolenze in città.

In passato il Castellare ebbe anche un’altra uscita su Via Cecco Angiolieri, attraverso un arco tuttora visibile nella stalla della Contrada della Civetta. Ma questo vicolo coperto, ben individuabile da una striscia di mattoni e dalla pavimentazione originaria in pietra serena esistente all’interno di una bottega sulla sinistra del Palazzo Ugurgieri (n.c. 39), fa parte - per usare un’espressione di Letizia Franchina - dei misteri del Castellare, al pari dello straordinario pozzo di butto degli Ugurgieri, risalente al secolo XIV, scoperto dai Civettini nei sotterranei del loro museo nel 1982.


Ricerca e testo di Alberto Fiorini