CHIESA DI SAN CRISTOFORO

L'origine della Chiesa è antichissima: le prime notizie si hanno intorno al 1087. Fin dagli ultimi anni del secolo XII fu scelta dal Comune per pubblico servizio civile: dinanzi al suo altare si riunì dal 1100 il Consiglio Generale della Repubblica, detto della Campana dalla squilla (ora nel Palazzo Comunale) che veniva suonata per dare il segnale delle adunanze. In San Cristoforo risiedettero pure i Consoli della Curia del Placito e delle arti varie, tra cui quella degli speziali. Fu in questa Chiesa e nella piazza relativa che il popolo senese decise di contrastare le angherie fiorentine, preparandosi in preghiera alla battaglia di Montaperti (4 settembre 1260); ed il Comune, in ricordo dell'esaltante vittoria, eresse presso la strada maestra un'alta colonna portastendardo, collocandola su un lungo sedile di pietra, oggi ridotto a piedistallo. Nel 1610 venne sistemata sul fusto una lupa senese di stagno, realizzata da Domenico Arrighetti, detto il Cavedone, che però nel 1885 fu sostituita con una copia fatta da Leopoldo Maccari. Nei giorni del Palio la colonna sostiene l'insegna del Terzo di Camollia e la bandiera della Civetta.
La Contrada della Civetta fu ospitata in questa chiesa dal 1786 al 1945.
In origine la chiesa aveva sulla sinistra la canonica e sul retro il chiostro, il cimitero ed uno spedaletto. Formava una specie di isolato, circoscritto sul primo tratto della Via del Moro, dalle mura della terz'ultima cinta urbana (da cui si apriva una porticciola, detta di San Cristoforo, oggi arco del Vicolo al Vento), dal Vicolo al vento e da Via del Re (l'attuale Via Cecco Angiolieri). la facciata della primitiva fabbrica era di tipo quasi pisano, con marmi bianchi e neri, scompartiti a strisce ed a losanghe. Alla fine del cinquecento, il sacro edificio fu modificato per essere reso più ampio: in un disegno, realizzato dal Vanni, la Chiesa appare con due appendici laterali, che invece mancano nella raffigurazione di un codice del 1444, miniato da Niccolò di Giovanni Ventura. Il tempio si allungava di un'intera campata verso il Palazzo Tolomei e perciò l'area della piazza era meno ampia di quella attuale. Ma a seguito del terremoto del 1798, la chiesa di San Cristoforo subì lesioni gravissime, tanto che i lavori di rifacimento portarono ad un drastico ridimensionamento della sua lunghezza di circa otto braccia. La nuova facciata in cotto, spartita da quattro colonne in stile neoclassico, fu fatta da Tommaso e Francesco Paggagnini (1800). Il prospetto fu adornato con le statue di due beati, Bernardo e Nera Tolomei, opere di Giuseppe Silini (1802), e con un grande stemma in pietra dei Tolomei, recuperato nella villa di Fontebecci.
A testimoniare l'originario stile romanico di San Cristoforo restano comunque le due zone inferiori del campanile, una porticina sul fianco destro della Chiesa, dal lato di Via Cecco Angiolieri, e il bel chiostrino, con portico su basse colonne dai capitelli variati, ripristinato nel 1921.

Ricerca e testo di Alberto Fiorini