Piazzetta SABATINO MORI, facente parte di via di Calzoleria

Con questa nuova intitolazione (la cerimonia di apposizione della targa toponomastica ha avuto luogo l’8 dicembre 2007) è indicato il tratto senza sfondo nella parte più bassa di Via Calzoleria (cfr.), quello che in passato, girando attorno all’antica chiesa parrocchiale di S. Pietro alle Scale in Banchi, oggi scomparsa e trovando sbocco in Banchi di Sotto dopo essere passato davanti alla facciata dell’antico oratorio con una parte coperta, ebbe nome Chiassino di S. Pietro Buio, Vicolo de’ Calderai e anche Vicolo del Pellegrino. Proprio la copertura del vicolo sopra la porta principale dell’antico sacro edificio toglieva luce a questa chiesa di origini antichissime, che era popolarmente conosciuta come S. Pietro Buio [vedi Via Calzoleria].

Nel 1786, sconsacrata la chiesa in seguito alla riforma delle parrocchie senesi, lo stabile venne venduto per essere riadattato a civile abitazione, sfruttando anche lo spazio del suo portico; pertanto il Vicolo di S. Pietro Buio fu chiuso e di esso rimase soltanto un breve diverticolo senza sfondo, e senza denominazione esplicita, sul retro dell’immobile, dalla parte di Via Calzoleria.

L’intitolazione di questo breve tratto stradale senza sfondo a Sabatino Mori è stata voluta dalla Contrada Priora della Civetta nel venticinquesimo anniversario della scomparsa di questo suo grande dirigente, capitano paliesco plurivittorioso e personaggio mitico. “Batino”, così era chiamato dagli amici e dai Civettini, come capitano conquistò per la Civetta i successi nei Palii del 18 maggio 1947 (straordinario a celebrazione del VI Centenario Cateriniano), del 18 agosto 1976 e del 4 luglio 1979. Egli fu pure “mangino” vittorioso nel Palio straordinario del 4 settembre 1960, dedicato al VII Centenario della battaglia di Montaperti. Il Mori aveva fatto della propria Contrada la sua famiglia, contribuendo a migliorarne la sede e le strutture nel Castellare; inoltre, alla propria morte, volle la Civetta erede universale dei suoi beni. Per poter disporre del consistente lascito testamentario la Contrada Priora della Civetta dovette intraprendere una lunga trafila di ricorsi presso le competenti commissioni erariali, e davanti alla giustizia ordinaria, ma alla fine ne riportò un successo che è tornato a vantaggio di tutte le storiche Contrade senesi, in quanto l’esito positivo del ricorso per l’acquisizione dell’eredità Mori ha sancito la natura giuridica delle Contrade stesse quali enti di diritto pubblico.

Un tempo questo tratto di strada che girava sul davanti dell’antica Chiesa di S. Pietro Buio ebbe altri nomi. Il più popolare fu Via dei Calderai. Secondo la “Dimostrazione delle Arti e delle Botteghe” che erano in Siena alla data del 3 giugno 1776, nel chiassino di fianco alla chiesa c’era un magnano, cioè un artigiano che eseguiva minuti lavori in ferro, mentre nella vicina strada di Calzoleria e nel Vicolo del Viscione, oltre ad alcuni piccoli artigiani (tra cui quattro calzolai e quattro ciabattini), c’erano tre ramai che vendevano all’ingrosso e al minuto, un forgiatore di ferri da taglio, uno stagnaio che riparava caldaie, un altro magnano e un archibugiere. Sempre in Calzoleria lo slargo sotto il duecentesco palazzo dei Rinuccini era detto Piazza Padella [vedi Via Calzoleria]. Stagnai, ramai e fabbri appartenevano tutti alla Maggiore Arte del Fuoco, che fino al 1777 possedette, da capo all’attuale Via dei Montanini, presso la chiesa di Sant’Andrea Apostolo, un oratorio con il nome di Santa Lucia de’ Fabbri.

Il chiassino ebbe anche l’appellativo di Vicolo del Pellegrino, sia perché in S. Pietro sostavano in preghiera i pellegrini diretti a Roma, che transitavano dalla scorciatoia di Via Calzoleria senza girare dalla Croce del Travaglio, sia perché viandanti e pellegrini potevano trovare nei paraggi ristoro e albergo per la notte. Modesti ostelli erano in Via del Re (Via Cecco Angiolieri), in Piazza Padella e in Via delle Donzelle; osterie e taverne erano nel Vicolo della Regina (Vicolo Rinuccini), in quello del Viscione e in Via delle Donzelle.


Ricerca e testo di Alberto Fiorini