VIA DEI TERMINI – da Via Pianigiani a Piazza Indipendenza.

La VIA DEI TERMINI ha un decorso parallelo a Banchi di Sopra, ma all’inizio, quando lascia il poggio dei Malavolti, il suo andamento planimetrico è diverso da quello della strada maestra, che discende abbastanza regolare verso la Croce del Travaglio.

Infatti, nel muovere da Via G. Pianigiani, Via dei Termini inizia con una ripida discesa; poi, quando s’insinua sotto ai due suggestivi archi dei Gori ed a quello cupo e nero delle Travi, quasi accenna a risalire, quindi si fa pianeggiante e, sempre passando dietro ai palazzi di Banchi di Sopra, raggiunge Piazza dell’Indipendenza con una lieve discesa.

In passato (secolo XVIII) Via dei Termini risultava composta da più tratti, e soltanto l’ultimo aveva questo nome.

Dal Poggio dei Malavolti, e precisamente dalle scale de’ SS. ri Buoninsegni - come scrive il Macchi - fino alla Costa dell’Incrociata, la scesa si chiamava Vicolo del Pulcino; dal retro del Palazzo Gori Pannilini fino all’Arco dei Pontani si aveva la Via dei Galli, o dei Gori, che nel tratto sotto gli archi era detta Via delle Porchettaie; seguiva la lunga Piazzetta delle Erbe, che terminava alla casa dei Mignanelli, e infine c’era la strada del cosiddetto Termine, o dei Termini, altrimenti chiamata Via di S. Pellegrino.

La Via del Pulcino traeva il nome dalla più piccola delle torri appartenute ai Montanini.

Il secondo tratto di Via dei Termini, quello che sfocia oltre l’Arco delle Travi o dei Cosatti, nelle “Memorie” del Macchi e nel “Bando sui confini delle Contrade”, è chiamato Strada dei Galli, poiché - secondo la “Cronaca” del Bisdomini - al tempo di Carlo Magno si estendeva in quest’area prossima alla Francigena una castellaccia edificata dal conte Azzolino Galli, sui cui resti, verso il 1213, Guido Bandinelli, di ritorno da una crociata insieme all’imperatore Ottone, poté costruire un palazzo con molte torri.

La Piazza delle Erbe — sempre a detta del Macchi — andava dall’Archo de’ Pontani sino alla Casa de’ SS. ri Mignanelli, cioè fino al Vicolo di Pier Pettinaio.

La piazza consisteva in una specie di lungo slargo, dove ortolani, contadini delle Masse, treccoloni e rivenduglioli al minuto, con bancarelle, carrette e povere ceste, tenevano mercato di frutta, verdura, ortaggi, granaglie, cereali, uova, conigli e polli.

Si sviluppava dietro il Palazzo dei Tolomei, dominata da una torre, in origine molto alta, appartenuta ai Bonsignori, o ai Lottorenghi, e passata infine ai Bargagli, che vi apposero la loro impresa: un’insegna rossa alla fascia d’argento, caricata di rose, completata dal motto: SEMPER SUAVIS.

Della famiglia Bargagli, iscritta al Monte dei Nove, il primo ad essere chiamato a far parte della suprema Magistratura fu Galgano di Lolo, nel 1346.

Si ricordano poi Girolamo e Celso Bargagli, giuristi, e soprattutto Scipione (1544-1612), che fu tra i più amabili ed eleganti scrittori del suo tempo.

Dopo la Piazza delle Erbe, all’altezza del Palazzo Mignanelli (n.c. 22), la strada si restringeva per aprirsi nuovamente dinanzi alla cantonata di un vicoletto, chiuso nel secolo XVI per l’utilizzazione dello spazio sovrastante, che il Fantastici chiama Chiasso Lungo.

Qui si elevava la più famosa delle tre torri dei Mignanelli (n.c. 16): quella che dal 1248 al 1344, cioè fino a che non venne costruita la torre del Palazzo Pubblico aveva avuto l’onore di custodire le campane del Comune di Siena. Una di quelle campane si chiamava schuilletta e segnava conseglio, si legge in una “Cronaca Senese” della raccolta “Rerum Italicarum Scriptores” a cura di A. Lisini e F. Iacometti, ma la principale era la campana grossa, i cui rintocchi regolavano le adunanze del Consiglio Generale, chiamato per tal motivo Consiglio della Campana.

Le campane nel medioevo scandivano i momenti più importanti dell’attività cittadina: le varie ore della giornata, le riunioni politiche, gli incendi, i pericoli comuni...

I loro rintocchi erano sottoposti a norme ben precise, stabilite dal “Constituto”.

La Torre dei Mignanelli era una torre importante anche perché era riconosciuta come il termine (il punto d’incontro) della medioevale ripartizione amministrativa, civile e militare, della città in terzieri: il Terzo di Camollia, il Terzo di S. Martino, il Terzo di Città, ciascuno centrato approssimativamente su un braccio distinto della “Y” rovesciata formata dalle tre colline senesi.

Per tale motivo questo tratto di strada, che giungeva fino alla piazza dove si protendeva la chiesa dell’Arte della Lana, oltre che Via di S. Pellegrino, come si legge in alcuni stradari manoscritti, fu detto Via del Termine o dei Termini. Generalmente il nome della via si trova indicato al plurale fin dai secoli passati: era cioé Via dei Termini. Infatti è stato sempre esplicito il riferimento dei Senesi ai segnali di divisione, direzione e confine dei Terzi, costituiti da tre pietre bianche, incastonate in linea sul selciato, nello slargo antistante la Torre del Termine.

Sulle facciate degli edifici prospicienti lo slargo sono stati apposti anche i simboli in pietra delle Contrade, ripartite a seconda del terziere di appartenenza. Sulla Torre dei Mignanelli sono esposti gli stemmi delle Contrade del Terzo di S. Martino (Civetta, Leocorno, Torre, Nicchio e Valdimontone); sulle pareti della cantonata sotto il Palazzo Ballati Nerli e la Torre dell’Orsa sono attaccati da una parte quelli del Terzo di Camollia (Oca, Drago, Giraffa, Bruco, Lupa ed Istrice) e dall’altra quelli del Terzo di Città (Selva, Aquila, Onda, Pantera, Tartuca e Chiocciola).

Nel secolo XIV i Terzieri erano i più importanti distretti amministrativi della città.

A loro volta le tre parti della città erano suddivise in circoscrizioni territoriali minori spesso sovrapposte, ma non coincidenti, chiamate contrade o compagnie, popoli e lire.

La formazione delle contrade, e delle relative compagnie, di cui gli attuali organismi non sono altro che la continuazione, appare già chiaramente in una pergamena del 1265, anche se la costituzione delle compagnie fu regolata soprattutto dalle disposizioni dello “Statuto” del 1355.

Ogni contrada comprendeva una comunità rionale di famiglie con a capo un sindaco, che le rappresentava di fronte all’autorità municipale. Le contrade erano enti con personalità giuridica; avevano competenze amministrative, potevano possedere immobili e regolare le norme di vita comune della popolazione compresa nei loro confini.

In quanto organismi decentrati del Comune esse erano incaricate della riscossione delle imposte e della manutenzione di tutte le opere di pubblica utilità comprese nel loro territorio, come vie, fonti, fognature, mura...

Gli uomini di ogni quartiere, o contrada, formavano società d’armi, cioè le compagnie, che avevano l’obbligo di difendere la città in caso di guerra, attendere alla guardia delle mura e delle porte, pattugliare le strade di notte.

Vi prestavano servizio tutti gli uomini validi dai 18 ai 70 anni.

Le milizie urbane costituivano l’esercito della Repubblica.

Erano alle dipendenze di un Gonfaloniere di Terzo, o Gonfaloniere Maestro, e tutte insieme rispondevano al comando del Capitano del Popolo. Con il nome di popoli, invece, erano indicati gli abitanti delle circoscrizioni parrocchiali, che nel 1318 erano circa trentasei.

Allo stesso tempo vi erano sessantadue lire, che erano unità amministrative comprendenti i proprietari di case per la riscossione delle imposte.

Dopo che la peste nera ebbe spopolato Siena, il numero di tutte le circoscrizioni si ridusse drasticamente [Balestracci-Piccinni].

Via dei Termini presenta diversi vicoli, che l’uniscono a Banchi di Sopra o che scendono in Via delle Terme.

In passato erano ancor più numerosi: alcuni scomparvero ai primi dell’Ottocento in conseguenza all’ampliamento delle case adiacenti o sovrastanti; uno fu chiuso per ragioni igienico-morali nel 1874 e poi fu murato...

Nel territorio della Contrada Priora della Civetta , discendendo Via dei Termini dal lato sinistro s’incontra la Via dei Pontani, il Vicolo della Torre, il Vicolo del Coltellinaio, il Vicolo di Pier Pettinaio, il non più esistente Chiasso Lungo presso la Torre del Termine. Quasi tutti hanno avuto nel tempo diverse denominazioni.

Il vicoletto chiamato dal Fantastici Chiasso Lungo principiava dallo slargo dov’è il punto d’incontro dei Terzi (n.c. 14) e usciva in Banchi di Sopra presso la Croce del Travaglio.

Forse ebbe il nome di Vicolo dei Mignanelli dal turrito palazzo di questa antica famiglia, una delle cinque che in Siena si appellò di loggia per aver fabbricato davanti alla propria residenza un porticato, il quale testimoniasse, insieme a ben tre torri, la nobiltà e la magnificenza della schiatta.

Il vicolo separava il Palazzo Mignanelli da quello che ai primi del Trecento fu acquistato dai Monaldi di Montepulciano; terminava in Banchi di Sopra con un arco, in corrispondenza del negozio segnato con il n.c. 5.

Il vicolo scomparve nel XVI secolo, a seguito del riempimento dello spazio tra il Palazzo Mignanelli e quello dei Monaldi. E con esso si perse il tracciato originario della linea di confine fra i terzi di S. Martino e di Città, che dal canto segnato dalla torre dei Mignanelli traversava il Travaglio, passava per il Vicolo di S. Pietro e divideva a mezzo il Campo.

Altri vicoli sono dal lato destro di Via dei Termini, ma appartengono ad altre Contrade.







Ricerca e testo di Alberto Fiorini