VICOLO DEI PONTANI – da Banchi di Sopra a Via dei Termini

Questo breve passaggio, quasi del tutto coperto, di cui la Contrada Priora della Civetta occupa in discesa il lato sinistro, ricorda nel nome una celebre famiglia di origine spoletina, iscritta al Monte del Popolo ed avente per insegna un’arme d’argento con montante d’oro e un ponte di due arcate al naturale, movente da una riviera, murato di nero, caricato di un quadrato d’azzurro, sovraccaricato di un giglio d’oro. Fino al secolo XVI i Pontani dimorarono nel palazzo gotico tardo-trecentesco affacciato su Banchi di Sopra, che sovrasta un altro arco conosciuto sia come Arco dei Pontani, sia come Arco del Testa. Questo secondo appellativo fu dato al fornice quando il fabbricato passò in proprietà della famiglia Piccolomini Del Testa, che segnò l’arco ogivale sul corso con il proprio stemma gentilizio, recante la croce con le lune per i Piccolomini e due braccia incarnate in croce di Sant’Andrea in campo azzurro, con stella d’oro nel quarto superiore e il capo dell’Impero, per i Del Testa.

Negli stradari più antichi (ad esempio in quello del Macchi) l’Arco del Testa si trova indicato come Arco primo de’ Rossi, poiché il suo fornice si trovava di fronte al Palazzo Bichi Ruspoli, già dell’antica famiglia dei Rossi. Il gran casamento dei Rossi, prima del Duecento, era certamente protetto dalle munitissime mura di una castellaccia posta sulla Francigena. Il fortilizio si apriva verso Fontebranda con questa porta e verso Ovile con l’altra, tuttora ricordante la potente famiglia guelfa, che gli stradari del passato riportano come Arco secondo dei Rossi (oggi semplicemente: Arco dei Rossi).

Ricerca e testo di Alberto Fiorini

 

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