VIA DEI ROSSI – da Banchi di Sopra a Piazza S. Francesco

VIA DEI ROSSI inizia dall’Arco dei Rossi e termina all’Arco di S. Francesco (già Portone dei Frati Minori), oltre il quale si apre l’ampia Piazza di S. Francesco.

La linea di confine del territorio della Civetta che muove da Banchi di Sopra si sviluppa sul lato destro, dall’Arco dei Rossi sino a Via del Refe Nero.

All’Arco dei Rossi è legata una leggenda, nata in pieno medioevo e ripresa nel corso del Trecento da numerosi codici, relativa al martirio di Sant’Ansano.

Si narra che in traslatione Sancti Ansani Martyri verso il supplizio, il giovane Battista dei Senesi sarebbe stato fustigato con grosse verghe d’olivo, una delle quali, gettata a terra nel luogo dove sorse poi l’Arco dei Rossi, sarebbe germogliata, dando vita ad una pianta, che quasi era maggiore che nessun altro arboro d’olivo, e fece gran frutto in segno di santità, e bastò più di cento anni.

Presso questo luogo, ritenuto sacro, eresse il proprio palazzo fortificato la nobile famiglia dei Rossi.

Alcuni storici hanno ritenuto che i Rossi fossero discendenti di cavalieri giunti a Siena nel 796 con Carlo Magno. Il capostipite fu Rosso, che edificò la sua turrita dimora sulla Francigena, attestandola tra le proprietà dei Salimbeni e dei Salvani, dei Bandinelli e dei Tolomei.

L’Arco dei Rossi (detto in passato Arco secondo dei Rossi per distinguerlo dal primo, che era quello noto oggi come Arco dei Pontani) fu uno degli ingressi di un munitissimo castellare.

Tutte le case che s’incontrano sulla destra del primo tratto di Via dei Rossi facevano parte dell’antico fortilizio. Costituivano un insieme poderoso, sul quale svettavano alte le torri, che ancor oggi, benché malamente mozzate, dominano strategicamente la strada di Pellicceria. Agnolo di Tura racconta che nel secolo XIV dall’alto delle torri dei Rossi vigilavano i berrovieri del Comune per tramezzare i Salimbeni e i Tolomei quando facevano quistione o romore.

La famiglia Rossi appartenne al Monte del Popolo ed ebbe un’insegna rossa alla gemella di rosso, col capo di azzurro, caricato di tre gigli d’oro divisi dai quattro pendenti di un lambello rosso. Nel 1409 Ugo di Giovanni de’ Rossi ricevette nella sua casa Luigi d’Angiò, re di Napoli e capo del partito guelfo.

Alla fine del secolo XV la famiglia Rossi si estinse. Il 6 dicembre 1518 Alessandro di Galgano Bichi, banchiere, rilevò il palazzo dalla famiglia Capacci per 3.200 fiorini e lo fece restaurare, realizzando in stile rinascimentale il bellissimo prospetto in arenaria su Banchi di Sopra, e l’ingresso e le scale dal lato di Via dei Rossi (n.c. 2).

Il fabbricato subì una successivo rifacimento nel 1717, allorché anche le torri laterali, divenute proprietà dei marchesi Bichi, furono ristrutturate ed unite al palazzo con un cornicione, che arricchisce la veste esteriore dell’edificio sul corso.

Il primitivo nome di Via dei Rossi fu Strada del Borgo d’Ovile. Nel secolo XIII questa via era così stretta e bassa, a causa degli sporti e dei ballatoi che ne riducevano lo spazio, che i Frati Minori, da poco residenti in S. Francesco, quando dovevano venire in città per accompagnare un funerale o una processione, per potervi passare erano costretti ad abbassare la croce che portavano. La strada fu ampliata nel 1290, ma il borgo distesosi lungo il crinale del colle d’Ovile fino alle mura costruite agli inizi del secolo XIII mantenne a lungo l’aspetto di quartiere povero.

Nel Trecento trovarono dimora nella parte alta del rione noti cittadini, e pertanto vennero dettate norme, perché la gente non espletasse nella pubblica via certe funzioni fisiologiche, né vi gettasse sozure o vero lerceze.

Il “Constituto volgarizzato” del 1309-‘10 stabilì che neuno coiario, o vero macellario, o vero carnaiuolo, o vero qualunque altro, traga o vero porti o vero trare o vero portare faccia, per la porta de la città di Siena, la quale è anzi el luogo de’ Frati Minori alcune sozure [Const. Volg., d.iii, r.ix] ed ordinò di non tenere travi ne la piazza de’ Frati Minori fatta eccezione per i maestri di legname se piacerà al custode o vero guardiano di detti Frati [Id., d.iii, r.cxciv].

Soltanto con il passare del tempo Via del Borgo d’Ovile perse la connotazione di strada tipica di un quartiere popolare.

I vari tratti di Via del Borgo d’Ovile furono indicati per secoli con toponimi diversi: Via dei Rossi si chiamò soltanto la prima parte, che dall’arco giungeva alla stacco di Via del Refe Nero; l’ulteriore tratto, fino ai ferri di S. Francesco, era detto Via di S. Pietro a Ovile di Sopra; infine, l’ultimo pezzo fino all’Arco di S. Francesco prese il nome di Strada del Portone di S. Francesco o dei Frati Minori.

Ricerca e testo di Alberto Fiorini