VIA DEL MORO – da Piazza Tolomei a Piazza Provenzano

Scendendo a diritto sulla sinistra della chiesa di S. Cristoforo per Via del Moro, un portale in pietra immette in un piazzaletto, caratterizzato su due lati da un basso porticato con tozze colonne in laterizio dai capitelli in tufo giallo grossolanamente scolpiti.

Due pietre sepolcrali, tra cui quella di ser Deo, figlio di Ciecho di misere Anginhiere, con tre mitre papali, murata nella nuda abside della storica chiesa, ricordano l’antica presenza di un cimitero parrocchiale.

E’ il chiostro di S. Cristoforo: un suggestivo angolo di Siena medioevale, che sembra richiamare strutture quasi monastiche, che purtroppo è stato in gran parte alterato durante il restauro del 1921.

Vi si affacciavano la canonica ed uno spedaletto, esistente già nel 1091, fondato da un certo Guido chierico del fu Domenico. La forma del chiostrino risulta irregolare, in quanto - scrive il Lusini - evidentemente fu adattata all’isolato circoscritto dalle vie del Moro, dei Miracoli, del Chiasso al Vento, in fondo al quale si trovava l’antica porta delle mura romane, e della Via del Re.

La VIA DEL MORO rappresenta il percorso più rapido per raggiungere dal Corso la Piazza di Provenzano Salvani. Muove da Piazza Tolomei, dal lato del Palazzo Palmieri, piega a sinistra e poi subito a destra, per scendere al santuario mariano di Provenzano con due brevi tratti in discreta pendenza.

La prima parte della discesa, quella facente parte del territorio della Contrada Priora della Civetta, in passato venne detta Costa dell‘Oste del Moro, appellativo che consente di comprendere anche l’attuale toponimo di Via del Moro. L’Osteria del Moro occupava un fondaco dietro il giallo palazzo dei Palmieri ed esponeva un’artistica insegna dipinta, dove faceva bella mostra di sé un moro (cioè un ottomano) con tanto di turbante rosso in testa. Nell’Ottocento, chiusa l’antica locanda, l’insegna passò ad indicare una bettola all’angolo tra la Via di Calzoleria ed il Vicolo del Viscione, da cui fu rimossa a cura della Soprintendenza alle Belle Arti durante il “passaggio del Fronte”.

Nella seconda metà del secolo scorso, la Contrada della Civetta ha scoperto l’insegna del Moro nei fondi della Soprintendenza e ne ha patrocinato il restauro ed il recupero, per abbellire con essa l’interno della Società “Cecco Angiolieri”.

La Costa dell’Oste del Moro in passato ebbe anche un altro appellativo: era chiamata Costa della Madonna dei Calzolai, perché nella facciata della casa del curato di S. Cristoforo (n.c. 8), proprio nell’angolo dietro al Palazzo Palmieri, dove Via del Moro gira per scendere diritta a Provenzano, c’era un tabernacolo, che custodiva un affresco mariano, realizzato dal Sodoma per incarico dell’Arte dei Calzolai nel maggio 1530. Il dipinto rappresentava la Vergine con il Bambino e quattro Santi: S. Giovanni, S. Francesco, S. Rocco e S. Crispino, protettore dell’Arte, con una scarpa in mano.

Benché il tabernacolo fosse protetto da imposte di legno, nella seconda metà del secolo scorso si guastò per incuria degli uomini. La pittura, di cui nel 1940 si scorgevano poche tracce, ben presto scomparve del tutto. Anche del tabernacolo non v’è più alcun segno; di esso rimane comunque una testimonianza iconografica nel dipinto di Antonio Gregori, raffigurante la “Traslazione della Madonna di Provenzano nel Tempio” (1611), dove si vedono frontalmente la primitiva chiesa di S. Cristoforo e la facciata della canonica contigua all’ingresso del chiostro: il tabernacolo della “Madonna dei Calzolai” era all’altezza delle finestre del primo piano del fabbricato.

Nel Settecento il secondo tratto di Via del Moro, quello che dall’incrocio di Via Sallustio Bandini e Via del Refe Nero scende alla Piazza di Provenzano Salvani, era volgarmente chiamato Costa della Callaia. Il toponimo è nel repertorio stradale del Fantastici. Era certamente dovuto alla presenza di una bottega di pedicure o, più volgarmente, di callista.