VIA DELLE TERME - da Via della Sapienza a Via di Citta'.

L’appellativo di Via delle Terme deriva dalla credenza che, in epoca romana, nei pressi di questa strada vi fossero stati i bagni pubblici. La località esatta non è mai stata scoperta, né vi sono stati in passato ritrovamenti archeologici che avvalorassero quanto era postulato, tanto su Via delle Terme come su altre aree della città, dai letterati e dagli eruditi locali del periodo fra il Cinquecento ed il Settecento.
Tra coloro che si sforzarono di dar corpo alle tesi di una fondazione romana di Siena vi furono Bartolomeo Benvoglienti, autore del manoscritto “De urbis Senae origine et incremento” (Siena, 1509) e Giugurta Tommasi, che scrisse un’ “Historia di Siena”, pubblicata a Venezia nel 1625.

Questi studiosi sentirono l’esigenza di ricreare Siena come città romana tradizionale, provvista del Foro e dei templi, oltre che della cinta muraria e di altre strutture civili e militari.

L’esistenza di terme romane e di acquedotti venne immaginata dal Tommasi sulla base dei vari cunicoli presenti sotto la città (i bottini), la cui escavazione si voleva antichissima.

Il tratto principale di Via delle Terme, cioè quello che unisce Via della Sapienza alla Piazza dell’Indipendenza, mantenne a lungo la denominazione medioevale di Via dell’Arte della Lana (o più semplicemente di Via dell‘Arte).

Ebbe tale appellativo perché per molti secoli fu la strada principale di una zona caratterizzata dalla presenza della corporazione dei Lanaioli. Anche Piazza di S. Pellegrino apparteneva all’Arte: accanto all’antica chiesa parrocchiale i Lanaioli possedevano una cappella dedicata al SS.mo Corpo di Gesù e nella piazza eseguivano pubblicamente le sentenze, emesse dal loro Tribunale.

La potente corporazione degli artigiani della lana, assai fiorente nei secoli XIII e XIV, decadde dopo l’annessione di Siena al Granducato di Toscana.

Via delle Terme si apre su Piazza dell’Indipendenza, che poi lascia sulla sinistra per innestarsi quasi subito in Via di Città. E’ la parte sinistra di questo breve tratto che appartiene alla Contrada Priora della Civetta: fino ai primi anni dell’Ottocento era più stretto e più pittoresco della strada attuale ed era chiamato Vicolo dei Codennacci.

La famiglia dei Codennacci (che aveva per arme uno scudo a losanghe argentee e rosse con il cantone destro azzurro caricato di un castello d’oro merlato a tre piani) fin dal Duecento aveva posseduto i fabbricati sulla sinistra del vicolo. Comprendevano un’alta torre di pietra nell’angolo del palazzo verso la Piazza di S. Pellegrino ed un arco, detto Arco di S. Pellegrino, che univa la torre alla casa dei Gregori (l’attuale fabbricato dell’Accademia dei Rozzi); entrambi erano elementi caratteristici dell’ingresso del vicolo nella piazza.

Nel secolo XVI i Codennacci si estinsero e in quello successivo le loro case furono incorporate nel Palazzo Bichi Borghesi. La torre e l’arco furono demoliti nel 1807 quando venne allargata la via. L’opera di ristrutturazione stradale, che è ricordata da una lapide murata sul fianco del Palazzo dei Rozzi, comportò una modesta riduzione del Palazzo Bichi Borghesi e il sezionamento verticale della Torre dei Codennacci, peraltro già sbassata nell’ottobre 1772, perché pericolante.

Nella cantonata del Palazzo Bichi Borghesi, dal lato della piazza, si nota benissimo l’alta cortina di pietre grigie di metà torre, quella rimasta inglobata nel muro del fabbricato. Questo tratto di Via delle Terme, così come la piazza di cui è la naturale appendice, in passato era compreso nel territorio del Terzo di Città.

Ricerca e testo di Alberto Fiorini