VIA DEI RINALDINI – da Banchi di Sotto a Il Campo

I Senesi preferiscono chiamare la VIA DEI RINALDINI con il popolare nome di Chiasso Largo. Di questa strada, che rappresenta il principale collegamento tra Banchi di Sotto e il Campo, fa parte del territorio della Contrada della Civetta soltanto la corsia a ridosso del Palazzo Chigi-Zonddadari. Dall’altra parte del Chiasso Largo prospetta il suo fianco possente un altro stupendo edificio: si tratta del Palazzo Piccolomini, la cui facciata, in puro stile rinascimentale fiorentino, dà su Banchi di Sotto.

Il Chiasso Largo è il luogo dove, nei giorni di pazzia del Palio alzano il grido e il canto i contradaioli, quando, dopo le prove, si allontanano dalla Piazza scortando il proprio barbero.

Nei secoli XIV e XV questa strada era certamente assai meno ampia dell’attuale.

Si chiamava Chiasso dei Setaioli perché probabilmente vi lavoravano le maestranze che avevano imparato l’arte della seta dagli operai milanesi rifugiatisi in Siena all’epoca della distruzione della loro città ad opera dell’imperatore Federico Barbarossa.

In questo vicolo nel 1338 Benuccio di Giovanni Salimbeni aprì tre fondachi per immagazzinare mercanzie di grande valore, forse preziose stoffe di seta, acquistate a Porto Ercole da un Gran Mercante di Siria.

La sede stradale del Chiasso dei Setaioli venne ampliata in seguito all’abbattimento dei fabbricati sulla cui area doveva sorgere il Palazzo Piccolomini; in quell’occasione andò perduto anche il toponimo. Si conservò invece il ricordo dei Rinaldini, cioè dell’antica consorteria, che qui, tra Banchi di Sotto e il Campo, fin dal Duecento aveva eretto un munitissimo castellare con fondachi e case.

Una torre dei Rinaldini, altissima, dominò il Chiasso dei Setaioli nella cantonata verso S. Vigilio fino al tempo del Tizio; poi dovette essere demolita quasi del tutto a causa dei gravi danni ad essa provocati dalla caduta di un fulmine.

E’ quella che il Macchi chiama Torre dei Tuoni.

I Mezalombardi Rinaldini (o Renaldini) furono mercanti e artigiani. La loro casata, contraddistinta da un’arme d’oro alla croce di rosso, ritrinciata e pomata, poté vantare il primo incarico nelle magistrature comunali senesi nel 1303, quando Bartolomeo Rinaldini fu eletto podestà.

A quell’epoca la consorteria svolgeva l’attività commerciale di farsettari. I farsettari, o bambagiari, erano i sarti che confezionavano i farsetti, giubbetti per uomo, con o senza maniche, per lo più imbottiti di ovatta o bambagia (cascame di cotone).

Farsetto è un sostantivo nato dal latino volgare farsus, participio passato di farcire, che significa farcito, imbottito.

Nel Cinquecento il complesso edilizio dei Rinaldini passò ai Cennini e, nel secolo XVII, agli Zondadari, un’antica famiglia di mercanti di veli e di sottili drappi di seta, detti zendadi.

Gli Zondadari avevano aderito al Monte dei Riformatori ed avevano avuto come primo risieduto nella Suprema Magistratura senese Agnolo di Vanni nel 1401.

Nel 1693, Agnese di Mario Chigi, vedova di Ansano Zondadari, colui che aveva acquistato le case dei Rinaldini, ebbe in eredità dal fratello cardinale Flavio Chigi tutti i beni di casa Chigi, con l’obbligo di far assumere il cognome e l’arme Chigi senza mistura ai suoi discendenti maschi.

Pertanto Bonaventura, primogenito di Ansano, prese il cognome e lo stemma dello zio.

E fu Bonaventura che portò a compimento il grandioso palazzo tra Banchi di Sotto e il Campo, la cui fabbrica, progettata dall’architetto Antonio Valeri (e terminata da Pietro Hustini), fu addossata alle facciate delle case dei Rinaldini, impegnando per la lunghezza di un “braccio” (un braccio senese misurava 58 centimetri) Banchi di Sotto, parte dell’anello di Piazza e tutto il Chiasso Largo.



Ricerca e testo di Alberto Fiorini