VICOLO DEI BORSELLAI – da Banchi di Sotto a Il Campo

Il VICOLO DEI BORSELLAI, o degli Scarsellai, è coperto in tutto il suo percorso e scende nel Campo come continuazione della Via di Calzoleria, passando sotto al Palazzo Sansedoni (n.c. 34). Nel buio del vicolo, la luce fioca di un lumino segna il tabernacolo della Madonna del Sonno, con la Vergine che contempla a mani giunte il Bambino disteso e addormentato.

Il quadro, che un tempo recava anche la scritta: Ego dormio, et cor meum vigilat, fu posto nel tabernacolo nel 1706 da un donzello comunale, un certo Capitani, che l’aveva commissionato ad uno sconosciuto pittore. Oggi purtroppo il vetro è assai sporco e, dentro la cornice di marmo s’intravedono a mala pena gli ex voto.

Fino alla seconda metà del Settecento il Vicolo dei Borsellai s’incuneava sotto ad un fabbricato di proprietà dei Vincenti e dei Rimbotti, ereditato infine dai Tolomei e da questi venduto al cavalier Giovanni Sansedoni, il cui figlio Alessandro nel 1778 lo ristrutturò con sommo dispendio e lo riunì al proprio palazzo, estendendo sul Campo la bella facciata a tre ordini di trifore che fu armonizzata con la curva della piazza mediante una piegatura elegante.

Il primo nucleo del palazzo e la torre furono costruiti nel 1216 al tempo di Tornainpuglia Sansedoni; un secolo dopo il fabbricato fu ristrutturato ed elevato da Agostino di Giovanni, da Giovanni d’Agostino e da altri maestri, per conto di Gontieri di Goro Sansedoni (1339).

Di questa nobile famiglia senese, iscritta al Monte dei Gentiluomini, sono da ricordare anche Sansedonio, che fu console di Siena nel 1174, ed il beato Ambrogio, morto nel 1287, a cui è dedicata una cappella, costruita nel 1692 nell’interno del palazzo.

L’arme dei Sansedoni, molto bella, è spartita in due campi: il primo è d’oro con una mezza aquila bicipite nera, coronata, armata e linguata di rosso, uscente dalla spartizione; il secondo è fasciato d’argento e di azzurro.

Anticamente il passaggio era chiamato Fondaco Buio o Chiasso buio degli Ugurgieri, la cui consorteria possedette le prime case sorte presso il Campo ed il terreno fino al cosiddetto Mercato Vecchio, prima che da essa fosse ceduto a pubblico beneficio della città.

In tempi più recenti il popolo battezzò il vicolo dei Borsellai Chiasso della Gigia o del Livornino, dal nome di chi vi smerciava borse da spesa, borselli, cintole.

In questo vicolo un tal commercio si è svolto da sempre (anche oggi vi è un negozio di pelletterie!) e tra i primi rivenditori vi furono proprio i Sansedoni, che, intorno al 1340, trattavano ricche borse da sposa importate dall’Oriente.

Borsellaio è un termine tutto senese e serve per indicare colui che fabbrica o vende borse. Borsa deriva dal greco byrsa, che significa pelle: sta quindi per (recipiente) di pelle.

Analogo è il significato di scarsellaio, benché etimologicamente questo vocabolo medioevale (oggi non più usato) abbia un’origine diversa; deriva da scarsella, e questa dell’aggettivo scarso, nel senso gergale di avaro.

La scarsella, prima che si diffondesse l’uso delle tasche, era un sacchetto di pelle o di stoffa, chiuso per mezzo di un cordoncino, destinato esclusivamente a contenere denaro; veniva portata appesa al collo o alla cintura.

Ricerca e testo di Alberto Fiorini