VICOLO DI S. PIETRO – dalla Croce del Travaglio a piazza del Campo

Il VICOLO DI SPIETRO s’incunea sotto la cantonata della torre di Rocca Bruna davanti alla Croce del Travaglio per scendere con alcuni ripidi gradini nel Campo. E’ emblematicamente indicato dalla statua del Santo Apostolo, opera del Vecchietta (1460-‘62), che è nel tabernacolo del pilastro di sinistra della Loggia dei Mercanti. La statua, che prese il posto di un primo S. Pietro, opera di Antonio Federighi (conservato oggi nel Museo del Duomo), intendeva testimoniare la presenza della vicina chiesa parrocchiale di S. Pietro alle Scale in Banchi, detta S. Pietro Buio, che si trovava dall’altra parte della strada in Banchi di Sotto. Un altro nome di questo accesso al Campo fu Chiasso dei Setaioli, perché nel suo pur breve tratto trovarono sistemazione gli artigiani della seta, quando dovettero lasciare i fondachi di Via dei Rinaldini in seguito alla costruzione del Palazzo Piccolomini. L’arte della lavorazione della seta era stata i ntrodotta in Siena dalle maestranze lombarde, rifugiatesi nella nostra città in seguito alla distruzione di Milano ordinata dal Barbarossa; ma la manifattura si affermò soprattutto ai primi del Cinquecento. Nel secolo successivo, invece, iniziò la sua decadenza, che continuò nell’ultimo periodo mediceo e in quello della reggenza lorenese.

Nel Settecento l’industria della seta in Toscana era concentrata a Firenze, a Lucca e, in forma piuttosto modesta, anche a Siena.

All’epoca della Grande Inchiesta Leopoldina gli artigiani della nostra città acquistavano la seta prodotta sulla piazza di Senigallia ed esportavano i prodotti finiti nello Stato Pontificio, in quello dei Presidi e nel Principato di Piombino.

La produzione senese consisteva in velluti lisci, moerri colorati, stoffati, profilati e operati, in mantini e lustrini, in rasi, nelle stoffe dette nobiltà, nei tessuti di seta spinati, nei taffettà doppi e scempi, nei broccatelli e nelle guarnizioni per abiti e per tappezzerie.


Ricerca e testo di Alberto Fiorini